
negozio a Tiblisi

Vardzia Georgia

Azerbaijan

Gori Georgia

Ananuri la fortezza

venditrici di gatà
GEORGIA - ARMENIA - AZERBAIJAN: Postcomunismo e Nazionalismo
Ci sono luoghi al mondo così fuori dalle rotte turistiche da essere per questo estremamente affascinanti. Il
Caucaso può essere annoverato tra questi. Ed è proprio in questa regione falcidiata da guerre e continui rivolgimenti politici che abbiamo viaggiato. Atterrati a
Tiblisi, la capitale Georgiana, cii siamo subito resi conto delle pessime condizioni in cui versavano le strade dell’ex provincia sovietica. Seppur a fatica abbiamo attraversato il paese passando per
Vardzia, antico monastero rupestre e per
Gori, città che diede i natali a
Stalin la cui piazza principale è dominata dall’unica statua del dittatore sovietico che è rimasta in piedi in tutta l’ex Urss. Dopo Gori abbiamo affrontato un passo a tremila metri e così aggiunto
Katzbegi, una piccola località di montagna che è il punto d’incontro delle regioni caucasiche, non solo Georgia, Armenia, Arzebaijan, ma anche l’
Abkhazia che ha dichiarato la secessione dalla Georgia, l’
Ossezia meridionale che ci è vicina, la
Cecenia l’
Inghushezia e l’
Ossezia settentrionale che vorrebbero l’indipendenza dalla Russia. Dopo la Georgia il progetto di viaggio prevedeva l’ingresso in Arzebaijan ed una lunga tirata fino alla capitale
Baku sul mar
Caspio, ma la polizia Azera ha subito “sabotato” l’itinerario, infatti è stato permesso l’ingresso solo per un giorno a causa del visto armeno non gradito alla polizia di frontiera. L’Arzebaijan ha, infatti, da qualche tempo chiuso i confini con l’Armenia a causa della zona contesa del
Nagorno Karaback. Passato un solo dì nel paese mussulmano ci siamo diretti verso l’Armenia, terra di montagne maestose dominate dall’
Ararat. Le strade sono meglio tenute ed anche nella capitale
Yerevan si respira aria d’occidente, forse anche grazie ai soldi che arrivano dai tanti immigrati che dopo l’eccidio turco si dispersero e fecero fortuna lungo i sentieri del mondo. Sono state però le famose chiese ortodosse disseminate in ogni angolo del paese a suscitare il nostro interesse tanto da fare le pulci pure alla guida
Lonely Planet: abbiamo scoperto che la chiesa che campeggia sulla copertina della guida al Caucaso non è quella indicata nella didascalia. Tornati in Italia abbiamo avvertito l’editore raccontando pure di aver visitato regioni in continua rivoluzione, infatti, i paesi caucasici mischiandosi e russificandosi hanno smesso di essere quello che erano. Oggi che lo hanno riscoperto vorrebbero tutto in fretta, con arbitrarie sopprafazioni.