L'eclettico Amerigo Anton, già regista di "Uccidi o muori" e "Cesare conquistatore delle Gallie", con questo suo "La valle dell'eco tonante" dà nuovamente sfoggio del proprio narcisismo stilistico.E' la storia di un esodo, di un popolo scacciato, osteggiato nella propria ricerca di una nuova terra promessa dai temibili uomini-eco che, negli intenti del regista, simboleggiano il capitalismo sfrenato delle multinazionali, l'estrema consacrazione del dirigismo ateo e sfruttatore. Ma il ritorno in scena di un personaggio storico del cinema mondiale, ovvero il grande Maciste, risistemerà le cose: egli, in guisa di novello Bakunin, armato solamente dei suoi macigni, farà sonoramente crollare la holding degli uomini-eco, riportando agli antichi fasti la gloriosa fiaccola dell'Anarchia. E' innegabile che Anton strizzi l'occhio ad Eisenstein, il grande maestro russo autore de "La corazzata Potemkin", solo che il socialismo di Anton resta un socialismo di maniera; egli non ha conosciuto il terrore delle purghe staliniane, la gloria e la violenza dell'Ottobre Rosso, la fame di ideali che animava la Grande Russia. Egli in fondo resta un italiano cresciuto a spaghetti e polpette e, come tale, incapace di incarnare il puro spirito rivoluzionario.


Sopra Maciste (Kirk Morris)
Protagonista di
La valle dell'eco tonante
1964 di Amerigo Anton (Tanio Boccia)

A parte questa piccola pecca il film resta comunque un'opera magistrale, soprattutto per la maestosità e l'ossianicità che permea l'intera produzione.